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Echi nella notte

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Armonia, Siris 368

“E così, volete che vi racconti ancora una volta quella storia eh? Ogni volta, la mia pelle si accappona al pensiero di una così grande meraviglia del mondo. E vi dirò, amici miei, provo anche una certa invidia. Dunque, da dove cominciare…

Tutto accadde durante una cena. Nessuno dei presenti potrà mai dimenticare l’accaduto, nessuno, me incluso. Dopotutto, come si potrebbe?
Fuori la luna splendeva, grande e vicina a noi come poche altre volte, accompagnata da stelle in un cielo terso. Fuori, nemmeno un filo di vento, nemmeno un ululato. Le bestie giacevano sulla soffice erba assopite.
Ricordo come fosse ieri quella splendida tavolata, stracolma di cibi, e gli invitati che ridevano, scherzavano, mangiavano con brio, ospiti di quell’anfitrione che pensieroso mangiava a malapena. Ci conoscevamo da tempo, ma mai come quella sera lo vidi assorto tra i suoi pensieri, poco incline alle chiacchiere. Il suo sguardo infatti si posava come distratto in un angolo cieco della stanza. Guardai anch’io verso quella direzione. Semplicemente, si concentrava su un piccolo filo di ragnatela; secondo me, potrei giurarci, più strizzava gli occhi verso quell’angolo buio, più si convinceva di riuscire a vedere un ragnetto che silenzioso tesseva le sue fila, trappole del destino per le sue piccole prede. Poi gli schiamazzi degli invitati via via si fecero più calmi, fino ad un terribile silenzio. Io stesso non mi resi conto di ciò che stava accadendo se non quanto tutti smisero di parlare. I presenti si guardarono l’un con l’altro, per poi porre gli occhi sul loro ospite, che, incurante di quel silenzio, non vedeva l’ora di ammirare l’opera compiuta di quel suo piccolo coinquilino.

«Mio signore!», gli disse uno degli invitati, facendolo sobbalzare. Il Nobile allora, notando lo sguardo preoccupato dei suoi attendenti e dei suoi cortigiani pose finalmente l’attenzione a ciò per cui tutti ci eravamo ammutoliti.

«In nome di Sandal, ma che cos’è?», disse un altro invitato.

Il Nobile rimase in silenzio per diversi secondi, alzando le orecchie come un cane da guardia. Dopodiché si alzò, in in una stanza immersa nella penombra. Prese la sua spada seguìto da alcuni degli invitati – io ero tra di essi – e si avviò tra le stanze del castello, alla ricerca di quella stranezza che così tanto stava scuotendo i nostri animi. Solo dopo, molti altri dissero che le fiaccole del castello illuminavano a fatica quelle mura. Rimasi in silenzio per tutta la ricerca; ogni passo significava un passo più vicino verso la Verità.
Fu proprio il signore del Castello ad inginocchiarsi per primo, quando entrò nella Stanza, dinanzi a quelle parole incomprensibili. Mi sentii riscaldato, rincuorato, come se qualcosa fosse entrato dentro di me. Mi girai e vidi che tutti gli altri erano arrivati, e anch’essi, come me, come il Nobile, eravamo commossi dalla bellezza di quel momento. Quel suono, così dolce… Così calmo, come le onde placide del mare… Scusate, scusate, mi capita ancora oggi di versare qualche lacrima al pensiero di quel momento così splendido, che così tanto unì me a tutti quei grandi fortunati!”

OGGI

«Udite udite, miei cari concittadini di Mira! Proseguono i pellegrinaggi verso il Castello degli Echi! Grazie alla gentilissima concessione del suo proprietario, Nefandis Animargento Midney, molti si spostano verso quel luogo, intenti a udire le parole di Sandal, con animo pronto ad esser rincuorato da quel mistero così colmo di amore e calore! Fate attenzione, però, o tutti voi viandanti che siete in volontà di avviarvi verso quel luogo: alcuni non hanno fatto ritorno a causa delle ormai note famigerate schiere bianche e nere, che già da troppo tempo minacciano le nostre terre! Un’ ultima brutta nuova: pare che Eliot il Massacratore sia fuggito dalle prigioni. Che tempi bui, che tempi bui!»

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