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La Miracolata

Tenuta dell'Impiccato - 27 di Conciliazione, 370

La tinozza, ricolma d’acqua fumante, aveva infine accolto il nobile esausto dopo giornate assai intense e frenetiche. Le vesti, ancora sgualcite e in parte carbonizzate, giacevano in un angolo della stanza della tenuta, una delle poche ancora rimaste integre dopo la deflagrazione. In barba ad ogni formalismo o etichetta, presenti nella stanza vi erano due astanti, improbabili spettatori di un monologo in divenire: una ragazzina piuttosto intimorita e il suo genitore ancora molto scosso in seguito alle vicende accadute nei giorni addietro.

“Vedete” esordì il nobile, come se stesse riprendendo un discorso interrotto solo dall’immersione nell’acqua che emanava ampi vapori “Alla fine l’unico vero caposaldo che conta nella vita è la fede. Tutti abbiamo fede, tanto nelle opere divine quanto in quelle umane. E vi rivelo un segreto, entrambe vanno di pari passo. Voi avete fede in me, nevvero? Avete fede nell’uomo che vi renderà una miracolata e non la misera sguattera a dir poco promiscua che avrebbe meritato la forca che siete?” chiese alla ragazza, la quale annuì timidamente. “Brava, allora prendi quella spugna e prenditi cura della mia schiena. Il tuo cammino di futura santità comincia da qui.” concluse sogghignando mentre la ragazza si avvicinava per compiere quanto richiestole, guardando di tanto in tanto il padre che sembrava abbastanza sulle spine.

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Su quest’ultimo si posarono gli occhi del nobile, il quale proseguì con tono flemmatico “E voi, buon uomo avete fede in me?” rivolgendosi al genitore, il cui sguardo era sempre più inquieto, senza però aspettare una sua risposta verbale “Avete fede nell’uomo che renderà vostra figlia una santa, cantata e osannata nei sermoni di tutta Mira?” l’uomo annuì mentre le mani iniziavano a tremare leggermente. “Benissimo, allora preparate i bagagli, perchè lascerete questo feudo, sarebbe inammissibile la vostra nefasta presenza in questo luogo pregno di spiritualità. Ripagherete le azioni sconvenienti che avete fatto e, forse un giorno, rivedrete vostra figlia. Da lontano, mentre la plebe ne ricoprirà il passaggio con fiori e offerte durante le processioni. “ l’uomo, fortemente intimorito e sempre più tremante, indietreggiò per poi lasciare la stanza in silenzio, non prima di aver guardato la figlia con occhi spenti e col capo chino.
Infine il nobile, dopo le spugnature, si alzò con disinvoltura, nonostante la totale nudità, dalla tinozza indicando alla giovane una tunica pulita posta sopra una cassapanca.

“Farete meglio a non mostrare pudore adesso, dato che non ve ne era nei vostri occhi mentre progettavate di porre fine alla mia vita, lurida miserabile.” disse senza rancore, quasi a voler solamente constatare i fatti. “Da qui a poco tutti avranno fede in voi, e faranno bene ad averne, e anche molta. Poiché il tempo dell’indugiare è concluso, siamo chiamati a compiere grandi azioni. E io non posso sempre avere fede per me e per tutti gli altri, è ora che ognuno faccia la sua parte. E’ tempo che tutti capiscano che rendere gloria a Sandal non è compatibile col seguire inebetiti uno scellerato mascherato che vaneggia al chiaro di luna, profanando un suolo consacrato e benedetto giusto un’ora prima. E’ tempo che tutti capiscano che non hanno scelta, che la fede non è un capo da acquistare al mercato in base alla stagione; essa è la nostra stessa carne. E se non lo capiranno, allora forse lo imperareranno quando questa gli verrà strappata via lentamente. A quel punto, sarà troppo tardi per avere la fede che gli è mancata.“ concluse con occhi febbrili mentre le faceva cenno perentorio di vestirlo, incurante dell’imbarazzo della giovane il cui sudore sulla fronte adesso era a dir poco gelido.

– Robert Duval

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