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Strida di dolore tra le Acque

Genesi delle Acque, Caccia 370

La tenuta sembrava ancora splendida come il primo giorno in cui Margareth vi era giunta, nonostante andasse a fuoco per una parte.
Lei era sempre stata al servizio dei Saymour e ricordava ancora con gioia il giorno in cui Amadeus le disse che non aveva più bisogno di lei come balia, perché doveva occuparsi di Augustus. E con loro era la notte che dovettero spostarsi di fretta e furia in quella tenuta, il giorno in cui i Saymour dovettero lasciar posto al Prodigio. 

A dir la verità sperava che il suo cuore avrebbe oramai sobbalzato solo alla notizia che anche Augustus le desse un nuovo erede a cui badare, non si aspettava una disgrazia come quella. Nei suoi occhi grigi di donna matura, si consumava tra le fiamme verdi la parte orientale della loro residenza, la servitù scappava e si rotolava in terra terrorizzata. Era tutto cominciato quando il Padrone aveva portato quella donna… e lei lo aveva capito subito. Lei, che aveva cresciuto Augustus come figlio suo, che aveva medicato le sue ginocchia quando da piccolo si feriva per giochi infantili e che lo aveva visto crescere e divenire uomo, non aveva avuto l’ardore di consigliarlo. Temeva che sarebbe passata per una donna insubordinata, una serva che non sa quale è il suo posto. Aveva pregato che non accadesse, aveva pregato di sbagliarsi, ma sapeva che la sventura aveva bussato alla loro casa.

Strane voci di corridoio parlavano di un Mago che cercava quella donna. E quel bambino che non smetteva di piangere? Lei li aveva incontrati, madre e figlio, nel bel mezzo della notte gelida, affacciati al balcone e fissare il nulla, la donna a mormorare nefandezze chissà in quale lingua. Ma poi, l’indomani, si mostravano di nuovo come una Santa e il suo adorato bambino, sventati alla disgrazia grazie al loro benefattore.

Quella stessa notte, poche ore prima, Augustus Saymour aveva incontrato Rowan, il mago.
Sedeva tranquillo su una poltrona del salotto dandogli le spalle, giocando annoiato una partita a scacchi contro un nemico immaginario. Quando Augustus aveva varcato la soglia della stanza aveva abbattuto la regina bianca con i suoi pezzi neri. 

“Amo le tattiche e allo stesso tempo le pedine. Vi siete mai chiesto come mai vi sono pezzi degli scacchi più importanti di altri? Io credo nelle pari opportunità, da questo punto di vista. Potrei essere legato a un pedone -disse muovendone uno verso il re- e scambiarlo per un alfiere. Tuttavia, a lungo andare, per quanto il pedone mi possa essere caro, finirà per risultare inadeguato e impotente -il pedone viene mangiato dal re bianco- oppure, potrei sacrificarlo, per capriccio, a inizio della partita. E’ solo un pedone, dopotutto. 

Ma la regina, oh, la regina. Una volta che una delle regine è fuori dal gioco, la partita può dichiararsi conclusa. Ironico, Lord. A mio avviso non ci sono ancora regine, in questa partita. Siamo scoperti. Bisognerà davvero accertarsi di quali pedoni sono stati scambiati per Alfieri. Non fraintendetemi, non ho bisogno di nulla qui. Ma ho deciso di sacrificare qualcosa, per capriccio. Dopotutto, io sono il Re.”

Detto ciò, il Mago si alzò, e tra le sue braccia Augustus Saymour poté scorgere il bambino che dormiva tranquillo. Tutto il resto fu molto veloce. Le finestre andarono in frantumi lasciando entrare la violenta luce verde mentre il rumore delle esplosioni fendeva l’aria della notte, lacerandola.
Tutti riuscirono ad uscire prima di venire uccisi arsi, tuttavia l’intera parte orientale della Magione era in fuoco, mentre la parte gemella cadeva in pezzi a causa delle scosse. Era un delirio di voci, pianti e paura, su quello sfondo apocalittico. Fu la notte in cui la povera Margareth dopo una vita di servizio al fianco della Famiglia dovette sacrificare il suo cuore stanco da pedone: il dolore di tutta quella rovina era troppo, e fu un sollievo accasciarsi al suolo e abbandonare tutte le preoccupazioni mentre i battiti finivano così prematuramente la loro corsa.

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