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Zadrak alla frontiera

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Forza dell'Orso, Prodigio - 370

Tutto attorno a lui era fumoso, buio, illuminato da candele semi spente sui tavoli dei pochi avventori. L’ora era tarda, e lui se ne stava fermo, con gli occhi fissi ed immobili sull’ennesimo boccale di vino. I suoi occhi azzurri erano ora riflessi rossi in quel mare in cui si sarebbe immerso completamente con i suoi pensieri. Rifletteva, infatti, su quanto avevo visto in quei giorni e pensava alla sua famiglia, ai suoi amici, ai suoi compagni. Ad un tratto una sedia si mosse e l’uomo non fu più da solo: al suo tavolo si sedette un altro uomo, a lui ignoto, con le insegne dei gufi sulla sua uniforme, ma con cui presto iniziò a parlare, dando sfogo alle sue impetuose preoccupazioni. Erano passati alcuni giorni dagli avvistamenti, ma Henry non aveva mai smesso di pensarci. Così, la guardia spiegava al suo nuovo amico quanto aveva visto, stupendosi della poca preoccupazione che in lui quegli eventi suscitavano. Anche quando gli rivelò che l’Impero stava richiamando le leve per formare un esercito, il misterioso individuo non alzò ciglio. «Curioso», pensò Henry «come la paura di una guerra non attanagli l’animo di quest’uomo». Quest’ultimo gli offrì un ultimo boccale, gli diede una pacca sulla spalla e, dopo aver rivolto un ultimo mezzo sorriso alla guardia, uscì dalla locanda, in una fredda e lunga notte di Prodigio.

Estratto dal rapporto della guardia cittadina di Forza dell’Orso, 3 di Prodigio, 370

«A segnalare il grosso spostamento di Zadrak al di là delle montagne è stato il soldato Henry Maniferme, di vedetta alla sua postazione. Sul posto è stato poi inviato il capitano […], il quale ha confermato quanto il soldato avesse visto. Entrambi hanno descritto lo spostamento come rapido e numeroso, destando non poche preoccupazioni tra le guardie presenti al presidio. Si procederà con […]»

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